Call for papers, n. 2 - 2023

2023-05-29
Violenza maschile nelle relazioni intime | Male Violence in Intimate Relationships

Numero monografico a cura di Grazia Moffa & Alessandra Pauncz

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La Convenzione di Istanbul, siglata dal Consiglio d’Europa nel 7 aprile 2011 e ratificata dalla Repubblica Italiana con legge n. 77/2013, indica che i programmi rivolti agli autori di violenza sono parte integrante della strategia di prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne, fatta salva la priorità della tutela delle vittime. Su questa base, la legge 19 luglio 2019 n. 69 “Codice Rosso”, richiama la possibilità per i “maltrattanti” di partecipare a «specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati» per reati legati alla violenza domestica e di genere. La necessità di istituire e sostenere programmi e servizi destinati agli uomini autori di violenza e all’educazione maschile per il contrasto alla violenza di genere è poi ribadita dal Piano Strategico Nazionale sulla Violenza Maschile contro le Donne 2021-2023, che ne auspica un più ampio utilizzo a favore di un autentico processo di cambiamento dell’atteggiamento maschile «a beneficio delle possibili vittime, della comunità, del soggetto stesso che ne usufruisce» e non invece a fini strumentali per ottenere una riduzione o sospensione della pena. Inoltre, è importante sottolineare il ruolo significativo del decreto legislativo 38/2009, noto come Ammonimento al questore, che introduce un ulteriore strumento con funzione preventiva consentendo alla vittima di ottenere una tutela rapida ed anticipata rispetto alla definizione del procedimento penale.

Più di recente, il 14 settembre 2022 è stata sottoscritta un’intesa tra il Governo, le Regioni e le Provincie di Trento e Bolzano (n. 184/CRS) ai fini di stabilire quali debbano essere i requisiti minimi dei centri per uomini autori di violenza domestica e di genere (CUAV). In tale atto viene ribadita la centralità della sicurezza della vittima, l’importanza dell’integrazione dei programmi per autori di violenza nella rete dei servizi, i requisiti strutturali ed organizzativi dei CUAV, la necessità di una formazione adeguata per gli operatori e della presenza di personale qualificato, il livello delle prestazioni essenziali da garantire sui territori.

L’idea di realizzare programmi di intervento a carattere preventivo e di trattamento rivolti agli autori di violenza non è affatto una novità. Le prime esperienze, oggi consolidate a livello internazionale, risalgono agli anni ’70, con l’attivazione negli Stati Uniti di collettivi maschili in forte connessione con associazioni e movimenti femministi che già si occupavano di violenza dal lato del sostegno delle vittime. In Europa, i primi modelli di intervento basati su un approccio di tipo psicoterapeutico sono emersi alla fine degli anni ’70. Anche grazie al Programma di azione dell’Unione Europea Daphne II, oggi le diverse iniziative europee convergono nella rete Work With Perpetrators of Domestic Violence in Europe (WWP) al fine di scambiarsi conoscenze ed esperienze, promuovere la ricerca, valutare la qualità e l’efficacia dei modelli, sviluppare linee guida e standard, favorire lo sviluppo di nuove iniziative in tutta Europa.

In Italia, i programmi per uomini autori di violenza hanno una storia recente, iniziata negli anni Duemila. Tra i primi centri dedicati specificamente dedicati al trattamento degli uomini autori di violenza in Italia troviamo il Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti di Firenze, il Centro Italiano per la Promozione della Mediazione di Milano, Centro di ascolto dell’Associazione Cerchio degli Uomini di Torino e il Centro di Ascolto e sostegno al cambiamento dell’Ass. Associazione White Dove di Genova. In particolare, il CAM di Firenze, legato al CAV Artemisia, fu costituito come Associazione autonoma nel 2009. Con diverse sedi in Italia, il CAM è parte della rete WWP ed è promotore della rete nazionale RELIVE (Relazioni Libere dalla Violenza), che dal 2015 ne prosegue e specifica la missione sul territorio nazionale.

In riferimento all’anno 2017, il progetto “ViVa” di IRPPS-CNR ha mappato 52 servizi “per uomini maltrattanti” attivi sul territorio nazionale, di cui solo 1 su 4 nel Mezzogiorno. Tale condizione di carenza di centri, con particolare riferimento all’Italia meridionale, è tuttora un problema irrisolto.

In conseguenza al drammatico aggravamento del fenomeno della violenza maschile nelle relazioni intime (IPV) durante il periodo di isolamento domestico causato dalla pandemia da COVID-19 e considerato il rinnovato quadro istituzionale, la questione della rilevanza dei programmi per uomini autori di violenza ritorna con decisione al centro dell’attenzione pubblica.

Tuttavia, il tema non è privo di criticità sia per quanto riguarda gli aspetti pratici dell’implementazione di tale politica pubblica, sia dal punto di vista dell’opportunità in corrispondenza alla scarsità delle risorse disponibili per la necessità di coordinare tali interventi a una strategia più complessiva che tuteli la priorità dell’offrire protezione e sostegno alle vittime di violenza.

La riflessione richiamata richiede alla comunità scientifica di affrontare svariate questioni che pongono diversi interrogativi, alcuni dei quali sono di seguito richiamati.

Quali sono gli interventi più efficaci per garantire la sicurezza delle donne e prevenire la violenza di genere? In che modo questi interventi possono considerare le differenze culturali e sociali nel modo in cui la violenza di genere viene affrontata e percepita?

Come possiamo garantire che i programmi per gli autori di violenza rendano conto dei contenuti dei loro programmi in modo efficace? In che modo questi programmi possono essere valutati per garantire che siano adeguati alle esigenze delle persone che partecipano ad essi e che siano in grado di affrontare le cause profonde della violenza di genere?

In che modo il lavoro degli operatori può essere strutturato per garantire una risposta integrata e coordinata alla violenza di genere?

Come la comprensione dei fattori psicologici ed emotivi che influenzano la violenza di genere può essere integrata in interventi efficaci per prevenire la violenza di genere?

Come possiamo bilanciare un intervento efficace con la comprensione del livello sociale e culturale del fenomeno della violenza di genere?

I guest editor valutano con particolare interesse contribuiti che:

  • contribuiscano a un approfondimento fondato su basi empiriche circa la diffusione del fenomeno della violenza maschile nelle relazione affettive e ne esplorino la complessità secondo una prospettiva intersezionale;
  • indaghino sulla varietà e sulle specificità delle strategie di contrasto alla violenza maschile nelle relazioni affettive messe in atto da enti pubblici e del privato sociale in Italia, o che riflettano sul confronto tra esperienze italiane e internazionali
  • riflettano sulla ricezione in Italia delle indicazione della Convenzione di Istanbul in specifico riferimento all’obiettivo dell’istituzione e sostegno dei programmi rivolti agli uomini autori di violenza, nonché sull’implementazione delle priorità 1.5 e 3.4 del Piano Strategico Nazionale sulla Violenza Maschile contro le Donne 2021-2023 e dell’Accordo Stato Regione atti. 184/CSR del 14 settembre 2022
  • indaghino sull’impatto delle nuove normative (quali la legge 19 luglio 2019, n. 69 “Codice Rosso”) su tali programmi;
  • analizzino le differenze regionali e territoriali nei programmi di intervento rivolti a uomini autori o potenziali autori di violenza;
  • riflettano sui bisogni formativi delle operatrici e degli operatori “di prima linea” nella prospettiva dell’attivazione e implementazione di programmi per uomini autori di violenza sui territori;
  • affrontino il problema della relazione tra servizi e programmi specializzati sul trattamento degli uomini autori di violenza e servizi per il sostegno alle vittime.

Saranno valutate ulteriori proposte che, pur coerenti con la Call for Paper, affrontino il tema qui presentato secondo prospettive diverse e originali.

Ciascuna proposta deve comprendere

  • un titolo, anche provvisorio, che identifichi con chiarezza il tema trattato;
  • un abstract, tra le 300 e le 500 parole, in italiano o in inglese
  • tra le 3 e le 5 parole chiave

Gli abstract dovranno essere caricati sull’apposita piattaforma web del sito www.cussoc.it. Le norme redazionali per la stesura e l’invio dei contribuiti sono disponibili al seguente indirizzo: https://www.cussoc.it/journal/about/submissions

Deadline invio abstract: 25 giugno 2023
Notifica di accettazione dell’abstract: 5 luglio 2023
Deadline per l’invio dei paper: 15 agosto 2023
Pubblicazione: dicembre 2023